lunedì 28 maggio 2018

La Delegazione Bagrationi si presenta a Milano...


La Delegata della Real Casa Bagrationi di Imereti (di Georgia) in Italia, Suo Onore la Mandilosani Lali dei Conti Panchulidze Aznauri, ha portato il saluto ufficiale di Sua Altezza Reale il Principe Irakli Bagrationi Imeretinsky a diversi importanti eventi che si sono tenuti a Milano: la cena tradizionale georgiana, organizzata dal prestigioso Lions Club Milano Brera, la festa della Scuola Militare Theuliè, il Concerto di Musica Classica a Palazzo Barozzi, diverse presentazioni di libri, mostre d'arte, concerti e sfilate di moda. Presenti esponenti delle istituzioni (politiche, religiose e militari), esponenti del mondo delle cultura e del giornalismo, ma anche della moda e dello spettacolo, noti imprenditori e professionisti lombardi.









venerdì 25 maggio 2018

I Re Bagrationi e le "sorelle cristiane" Georgia e Armenia...




La prestigiosa associazione culturale internazionale Unione dei Principi Armeni e l'Ordine Armeno dei Cavalieri del Santo Re Trdat il Grande (sotto l'Alta Protezione Spirituale della Chiesa Apostolica Gregoriana Armena) hanno riconosciuto Sua Altezza Reale il Principe Irakli Bagrationi di Imereti, non solo come legittimo erede al trono della Georgia unita ma anche come legittimo discendente della dinastia dei Bagratidi Bagratuini che furono sovrani degli antichi regni di Armenia e Cilicia. La Casa Reale Bagrationi (con i suoi ordini, istituzioni e delegazioni internazionali) rafforza così i propri rapporti di collaborazione culturale, cavalleresca e religiosa con i fratelli cristiani armeni e con le comunità armene nel mondo, in difesa delle comuni tradizioni e della presenza cristiana nel Caucaso e in Medio Oriente.

Signing of a memorandum of understanding between the Royal House Of Bagrationi-Imereti and The Armenian Aristocratic organizations

On 10 May 2018, the Royal House of Bagrationi-Imereti and the Armenian monarchical and aristocratic organizations (the Armenian Princely Union, the Meliq Union and the Chivalry Order of St. King Trdat the Great) signed a Memorandum of Understanding and Cooperation.  The Memorandum identifies various areas and spheres of cooperation between the Royal House of Bagrationi-Imereti and the traditional Armenian nobility, including regular exchange of information on history, monarchical and aristocratic traditions and ceremonies, genealogy and heraldry; joint activities in the restoration of the aristocratic traditions of Armenia and Georgia (including joint research in the above-mentioned areas); facilitation in strengthening and deepening ties between Armenian and Georgian monarchical and aristocratic houses, as well as monarchist movements; cooperation in international matters, including coordination of efforts and resources in foreign monarchical and aristocratic circles. In the framework of this Memorandum, the parties pledged to develop cooperation on the basis of a non-politicized and non-religious dialogue in the spirit of mutual respect for the history and traditions of Armenia and Georgia. As stated in the preamble of the Memorandum, the parties remain faithful to the centuries-old traditionally fraternal relations between the Armenian and Georgian people. In the  Memorandum  the Armenian monarchical and aristocratic organizations recognize the special and honorary status of H.R.H. Hereditary Prince Irakli Bagrationi regarding the Armenian Aristocracy and House of Bagratuni.

martedì 15 maggio 2018

Serata dedicata alla Georgia, a Milano


Importante serata dedicata alla storia ed alle tradizioni della Georgia, a Milano, organizzata dalla associazione ACIGEA (di cui è presidente la nostra Mandilosani Lali Panchulidze Aznauri) e dal prestigioso Lions Club Brera. Naturalmente, si parlerà anche della Casa Reale Bagrationi...


domenica 13 maggio 2018

Reale Ordine dei Santi Davide e Costantino



Unico ordine premiale della Casa Reale Bagrationi Imeretisky di Georgia, aperto, con autentico spirito cavalleresco ed ecumenico, a tutti i "buoni cristiani", anche non georgiani e non ortodossi, è quello dedicato ai Santi Martiri Fratelli Principi Georgiani Davide e Costantino Mikheidze di Argveti. Questo antico sodalizio cavalleresco e religioso, di legittima ed esclusiva collazione della Casa Bagrationi di Imerezia, è riconosciuto dalle istituzioni e università pubbliche georgiane e, sopratutto, dal Santo Patriarcato Apostolico Ortodosso Autocefalo di Georgia, il cui Patriarca Catholicos, Sua Santità Elia II ha recentemento benedetto i nuovi statuti emanati da Sua Altezza Reale il Principe Irakli. L'Ordine è aperto a uomini e donne di età superiore ai 21 anni, di religione cristiana, meritevoli, per le loro opere (culturali, sociali e benefiche) a sostegno della Georgia e delle sue tradizioni, ma anche delle iniziative caritatevoli della Casa Reale nei confronti dei più bisognosi. 


                                            

L'ordine si divide in quattro gradi: Cavalieri e Dame, Cavalieri e Dame Ufficiali, Cavalieri e Dame Grandi Ufficiali (con Placca d'Argento), Cavalieri e Dame di Gran Croce (Placca d'Oro). Alla Placca d'Argento corrisponde la Nobiltà personale (non trasmissibile), con i titoli tradizionali ortodossi georgiani di "Raindi e Mandilosani", ed il relativo trattamento di Suo Onore. Alla Placca d'Oro, concessa dalla Real Casa, con estrema parsimonia e solo per meriti eccezionali, corrisponde la concessione della Nobiltà ereditaria (trasmissibile a maschi e femmine se insignito è un Cavaliere, solo al primo maschio se insignita è una Dama), con il titolo tradizionale ortodosso georgiano di "Aznauri", ed il relativo trattamento di Sua Eccellenza. Tutti i titoli e gradi cavallereschi concessi, sono  semplicemente "di Merito" o possono essere "di Giustizia", ovvero a insigniti a cui viene ufficialmente comprovato e riconosciuto uno spettante e legittimo titolo nobiliare preesistente. 

                                       

Si accede all'Ordine dal primo grado e si può chiedere l'avanzamento dopo almeno quattro anni. Diventano subito Cavalieri Ufficiali gli alti rappresentanti delle Istituzioni (sindaci e parlamentari), del Governo, delle Forze Armate, del Corpo Diplomatico, di Università, Accademie e Ordini Cavallereschi legittimi e riconosciuti. Diventano subito Cavalieri Ufficiali e Cappellani tutti i Sacerdoti Cristiani. La Placca d'Argento è subito concessa a Ministri, Generali, Ambasciatori, Rettori, Vescovi, Principi e analoghi titoli e incarichi, attentamente verificati dal Gran Magistero.




giovedì 10 maggio 2018

Georgia: "Il paese che Dio voleva per sè"...




In Italia purtroppo non molti conoscono le storie e le vicende del popolo georgiano. Lo scopo dell'autore è quello di fare un viaggio nel tempo e nello spazio per portare alla luce i tesori e le bellezze di questa terra e farli conoscere al pubblico italiano. La Georgia è una nazione antichissima, ha una propria lingua e un alfabeto millenario. Montagne altissime e spettacolari la proteggono dal freddo del nord, dandole un clima dolce e gradevole. Paesaggi bucolici, spiagge ridenti, vigneti e villaggi rurali si alternano a città d'arte e monasteri dove si respira una spiritualità profonda. Un piccolo paradiso dove troverete una popolazione gentile che accoglie l'ospite come un dono di Dio.



La Georgia (in georgiano Sakartvelo) è un paese situato a cavallo tra Europa ed Asia, delimitato a nord dalla catena del grande Caucaso, ad ovest dal mar Nero, ad oriente dall'Azerbaigian e a sud dai monti del piccolo Caucaso. Gli alti rilievi del Settentrione la riparano dal clima freddo delle steppe, ma un'ulteriore serie di alture, il Lixi, divide verticalmente il paese in due parti: una Georgia occidentale, lussureggiante e fertile, che riceve tutto il mite influsso mediterraneo, e una parte orientale che risente della depressione caspica, dove il clima si fa più secco e la vegetazione più rada. Questa divisione climatica e paesaggistica mette in evidenza i contrasti affascinanti di un paese nel quale in pochi chilometri è possibile passare dai ghiacciai perenni alle calde spiagge del mar Nero. 

mercoledì 9 maggio 2018

დიდგორი / Didgori - 12 agosto 1121




La Georgia è uno di quei paesi la cui conoscenza, da parte di molti storici occidentali, è piuttosto fumosa. Lo stesso dicasi per l’evento particolare rappresentato dalla Battaglia di Didgori. Molto tempo fa vi avevo parlato della Battaglia di Avarayr, facendo un breve riassunto della situazione armena nel V secolo. Poco più a nord, nello stesso periodo, stava crescendo un’altra realtà politica, quella georgiana. Semplificando la reale situazione, la Georgia di quel periodo era divisa fra i Regni di Lasica (la vecchia e ben più famosa Colchide) e di Iberia, entrambi pressati dall’Impero Romano e da quello Sasanide. Fu proprio un re d’Iberia, Vakhtang I, a tentare una prima unificazione della Georgia. Vakhtang, molto vicino a Roma, riuscì ad aumentare la zona di influenza dell’Iberia, ma dopo la sua morte e quella del figlio, l’Iberia tornò ad essere una provincia sasanide. Analogamente a quanto accadde per l’Armenia, anche la Georgia fu costretta a subire il traumatico passaggio dal mondo greco-romano-persiano a quello arabo. L’invasione di Marwan Ibn Muhammad, del 735, fu devastante. Gli arabi rasero al suolo villaggi e città e gran parte della popolazione cercò rifugio nelle fortezze montane. La resistenza georgiana fu strenua, le perdite del futuro califfo molto pesanti. La crudeltà di Marwan divenne leggendaria, anche a causa della tortura e condanna a morte di due principi Argveti che avevano rifiutato la conversione all’Islam. Attorno al 750 venne fondato l’Emirato di Tbilisi, ma la resistenza georgiana continuò a prosperare, grazie soprattutto alla famiglia Bagration. Re Ashot il Grande riuscì a strappare dalla mano araba molte terre ed il Regno di Tao-Klarjeti divenne una importante enclave indipendente stretta fra Bisanzio e Islam. Rimanevano anche altri stati indipendenti, come l’Imereti e l’Abkhazia, e fu proprio la famiglia Bagration ad unificarli, sotto Bagrat III (978), in un unico Regno di Georgia. Come avrete notato, sono partito da fatti molto anteriori alla data citata nel titolo. Questo breve riassunto è stato però necessario a evidenziare i momenti più rilevanti che portarono allo scontro di Didgori. Nonostante l’unificazione, in Georgia continuarono le guerre intestine fra Bagration e altre famiglie. Le cose precipitarono nella seconda metà dell’XI secolo, quando i Selgiuchidi di Alps Arslan attaccarono  la Georgia. Attorno al 1064, quasi tutta la Georgia orientale era in mano turca. Le forze militari dei due avversari erano troppo differenti perchè i georgiani potessero respingere i Alps Arslan e, dopo la Battaglia di Manzikert (1071), i Turchi ebbero la strada spianata per l’ingresso in massa anche nella Georgia Occidentale (e in tutta la regione caucasica). Chiunque abbia un poco di dimestichezza con gli studi storici, avrà notato che proprio in questi momenti di difficoltà estrema emergono spesso dei grandi leader. Le Georgia ne ebbe uno molto particolare, visto che salì al trono a 16 anni. Davide IV successe al padre, Giorgio II, nel 1089, per delle ragioni non ancora appurate in maniera completa. Grazie alle sue buone doti di statista (e, immagino, grazie a dei consiglieri navigati) riuscì, nell’ultimo decennio dell’XI secolo, a rosicchiare buona parte del dominio turco nella Georgia orientale. Fra il 1092 ed il 1103 eliminò la minaccia interna rappresentata dal ducato di Kldekari, che da oltre un secolo era in guerra con la casa dei Bagration (ed era giunto ad invocare l’aiuto dei Selgiuchidi); nello stesso periodo si rifiutò di pagare il tributo ai Turchi e non accettò un titolo onorifico concessogli da Bisanzio (che non aveva perso il vizio di seppellire i potenti locali sotto una montagna di sebastos, protosebastos, panhypersebastos, ecc.). In sostanza, Davide IV si liberò del giogo turco e, dall’altro lato, si pose di fronte a Bisanzio in condizioni di parità. Dopo l’appello di Urbano II, che portò alla prima Crociata, Davide (nel 1097) smise di pagare anche il tributo diretto al Sultano. Grande sostenitore della Chiesa, Davide IV pose le più importanti cariche religiose sotto il controllo della corona, ma le fece partecipare in maniera concreta alle decisioni fondamentali per la vita del paese. Costruì chiese e monasteri, che divennero fondamentali per la rinascita culturale del paese (il Monastero di Gelati è il più famoso) assieme all’educazione dei giovani. Riguardo a questi ultimi, Davide ne selezionò un certo numero per mandarli a studiare a Costantinopoli, in modo da poter tornare in patria con un buon bagaglio di conoscenza storiche, scientifiche ed artistiche. Nel frattempo (parliamo sempre dei primi due decenni dell’XI secolo), Davide riuscì ad arrestare tutti i contrattacchi dei Selgiuchidi e ad ampliare ulteriormente il suo dominio. Non ci furono scontri campali, ma battaglie minori e assalti alle numerose fortezze sparse per la Georgia (Samshvilde, Dzerna, Rustavi, Kaladzori, Lore,  Aragani, ecc.). Uno dei problemi più importanti che Davide fu costretto ad affrontare fu quello militare. Il suo dominio non aveva una grande estensione e buona parte delle sue forze militari provenivano dai feudatari del regno. Come ben sappiamo, gli eserciti feudali erano soggetti a grandi difficoltà organizzative, e spesso il sovrano aveva una conoscenza solo sommaria dell’effettivo numero di soldati di cui poteva disporre. Oltre a questo, parte della popolazione si era rifugiata nelle foreste o sulle montagne per sfuggire alle grinfie turche.

La questione fu risolta in modo brillante. Come dice Alexander Mikaberidze, della Louisiana State University: The Georgian crown possessed the monaspa royal troops [guardia reale] of some 5,000 men, but it was dependent militarily on the troops supplied by feudal lords — who often defied the king. To solve this problem, King David came up with a brilliant solution. He married the daughter of the leader of the powerful Cuman-Qipcaqs residing in the northern Caucasus, and in 1118 he invited the entire Cum an-Qipcaq tribe, which was engaged in a bitter war with rising Russian principalities, to resettle in Georgia. Between 1118 and 1119, King David moved some 40,000 Qipcaq families (approx. 200,000 men) from the northern Caucasus steppes to Kartli (central Georgia) and, to accelerate their assimilation into the Georgian population, they were dispersed over a number of places while retaining their clan structure. They were outfitted by the crown and granted lands to settle. In turn, they provided one soldier per each Qipcaq family, allowing King David to establish a 40,000-man strong standing army in addition to his royal troops.

Un modo brillante, dicevo, ma rischioso. I Qipcaqs, o Kipchaks, conducevano una vita nomadica ed erano abituati a servire come mercenari presso diversi regni. Dar loro un gran numero di terre per convertirli al sedentarismo fu una mossa audace, che gli diede senza dubbio più vantaggi che svantaggi. Trascinare nel proprio territorio un simile numero di uomini in età da guerra avrebbe potuto condurre all’autodistruzione della Georgia. Evidentemente, Davide IV era davvero un uomo fuori dall’ordinario, capace di gestire e conciliare le esigenze della popolazione, della chiesa e dei soldati. I suoi continui successi militari portarono i turchi a considerare Davide la minaccia principale per il loro dominio, superiore quindi a quella rappresentata dai Crociati e da Bisanzio. Il Sultano Mahmud II decise che era finito il tempo delle scaramucce. Bisognava annientare la Georgia una volta per tutte. Attorno al 1120, Davide IV era pronto alla guerra. L’incarico di portare a termine l’impresa fu affidato al generale Ilghazi, il quale aveva annientato un esercito crociato solo due anni prima, nella famosa Battaglia dell’Ager Sanguinis. Ighazi fu dotato di un esercito enorme, uno dei più imponenti nella storia militare medievale, ma le stime di alcuni cronisti (400.000-600.000 uomini) sono assolutamente esagerate. Diciamo che una cifra attorno ai 100.000 (contando cuochi, fabbri, falegnami, operai, ecc.) mi sembra più plausibile. Il 10 Agosto 1121, l’armata turca era accampata in una piana ai piedi del Monte Didgori, 40 km a ovest di Tbilisi. Ilghazi non aveva trovato alcuna resistenza, poiché Davide aveva fatto evacuare tutti gli abitanti sulla linea di marcia dei turchi. L’esercito georgiano era composto da quasi 60.000 uomini, ma le fonti non concordano sul numero complessivo dei guerrieri Kipchaks (15.000-40.000) . Al grosso dell’armata si aggiunsero 500 Alani e 200 Crociati furiosi per le sconfitte subite in Terra Santa. La strategia elaborata da Davide era semplice: creare un diversivo e attaccare il nemico di sorpresa. Conoscendo l’importanza di quella che sarebbe stata ricordata come la Battaglia di Didgori, si dice che Davide abbia fatto ammassare tronchi d’albero sulla strada dietro l’esercito georgiano, in modo che nessuno potesse battere in ritirata. 



Secondo uno dei soldati franchi, prima della battaglia Davide pronunciò queste parole: Soldati di Cristo! Se combattiamo con totale dedizione, difendendo la fede nel Nostro Signore, non solo annienteremo gli infiniti servi di Satana, ma Satana stesso. Aggiungerò solo una cosa che aumenterà il nostro onore e la nostra impresa: alziamo le mani al Cielo e giuriamo al Nostro Signore che in nome dell’ amore che proviamo per Lui, moriremo sul campo di battaglia piuttosto che fuggire via.

Decise dunque di mandare 200 cavalieri pesanti come messi, che Ilghazi accettò di incontrare. I 200 cavalieri erano però il diversivo. Caricarono i comandanti turchi andati loro incontro e affondarono una carica nel campo nemico. Allo stesso tempo, un contingente dell’esercito di Davide (guidato dal figlio Demetrio) si era inerpicato sulle alture intorno alla valle. Il grosso dell’esercito attaccò mentre i turchi tentavano di riorganizzarsi e i soldati di Demetrio giunsero dall’altro lato. Purtroppo le descrizioni della battaglia non sono abbastanza particolareggiate, ma sappiamo che fu un massacro. I georgiani inseguirono i turchi in fuga per 3 giorni, lasciandone in vita solo poche centinaia. La Battaglia di Didgori era stata vinta. A detta degli storici dell’epoca, fiumi e colline furono coperti dai cadaveri dei nemici, tanto che Davide venne definito “La Spada del Messia”. Per la differenza delle forze in campo e la presunta imbattibilità dei turchi, i georgiani definirono quella battaglia dzlevai sakvirveli, “una vittoria miracolosa”. In tempi recenti è stato eretto sul luogo della battaglia un monumento (enormi spade in pietra infisse nel terreno) in onore degli eroi che vi presero parte. Negli anni successivi alla battaglia di Didgori, Davide cacciò definitivamente i turchi dalla Georgia. Tiblisi, capitale dell’omonimo emirato, cadde nel 1122, ma Davide fu capace di allargare la sua sfera d’influenza all’Armenia, dove inflisse altre sconfitte ai Selgiuchidi. Incredibile a dirsi, molti m usulmani rimasero all’interno del Regno di Georgia. Sembra infatti che Davide attuasse una politica di grande tolleranza nei confronti di ebrei e musulmani, e, cosa da non sottovalutare, che fosse riuscito a mitigare in maniera notevole la pressione fiscale sulla popolazione.

 


lunedì 7 maggio 2018

Tradizione, Cavalleria e Nobiltà




La Georgia conserva un forte spirito guerriero ed una antichissima tradizione cavalleresca, legata alla società feudale medievale dei diversi klan di nobili (aznauri) e cavalieri (raindi), ma anche alle crociate ed ai templari (tadzrelebi), ed alla difesa del Caucaso cristiano dalle invasioni mussulmane persiane e ottomane. Non a caso, il Patrono della Georgia è San Giorgio (Santo Patrono di tutta la cavalleria cristiana), come la bandiera dalla Georgia è quella crociata di San Giorgio (potenziata con quattro croci templari) simile allo standardo del Santo Sepolcro di Gerusalemme). La Casa Reale Bagrationi di Imereti ha tre ordini cavallereschi riconosciuti dalla Chiesa Ortodossa Apostolica di Georgia. Il più importante è il Reale Ordine di San Simone Cannita lo Zelota, una sola classe per uomini e donne, riservato solo ai membri delle famiglie sovrane o già sovrane (imperiali, reali e principesche), ai vescovi e patriarchi, a capi di stato e di governo. Altro Ordine Reale è quello degli Uomini del Giuramento (detti Cavalieri dell'Onore), classe unica, riservato solo ai patrioti ortodossi georgiani fedeli alla Casa Reale, alla Tradizione ed alla causa monarchica. Unico Ordine Reale aperto, a tutti i buoni cristiani anche non georgiani, è quello dedicato ai Santi Davide e Costantino, diviso in più classi, attraverso il quale, raggiungendo il massimo grado, si ottiene automaticamente una Nobiltà generica trasmissibile ai propri dicendenti.

 

Simon the Zealot (Acts 1:13), Simon, who was called the Zealot (Luke 6:15), Simon Canaanite (Matthew 10:4)  was one of the apostles of Jesus Christ. According to Georgian tradition, Christianity was first preached in Georgia by the Apostles Simon, Andrew, Matthias, Bartholomew and Thaddeus in the 1st century. One of the oldest traditions was that St.Simon the Zealot was martyred in Georgia. Georgian tradition holds that he preached in Western Georgia and was buried near Sokhumi in the village of Anakopia, where New Athos Monastery is located and St.Simon was especially venerated. The Order of Simon the Zealot (Canaanite) was founded by HRH Hereditary Prince Irakli Bagrationi in 2017 as the highest dynasty order of House of Bagrationi – Imereti. This Order is given to members of the Dynasty  and kinsmen exclusively. It may be awarded to sovereigns, princes of sovereign houses and heads of state, heads of church for meritorious service to the Crown. The Order of Simon the Zealot (Canaanite) is a House Order of the Royal House of Bagrationi-Imereti. The Order consists of a single class.


On 1752 Solomon I the King of Imereti founded a completely new institute, the order of the” men of the oath”. “Men of the oath” gathered in a special place every year of May 15th. This order consists on only faithful members, who serve the King and recognize his supremacy. Now HRH Hereditary Prince Irakli Bagrationi has re-founded this order. HRH is The Leader of The Order of “Men of The Oath”. The Order consists of a single class.

giovedì 3 maggio 2018

La Grande Regina Tamara


È considerata tra i più grandi monarchi georgiani, il suo regno ha visto la conquista di quasi tutti gli stati confinanti di religione musulmana. Tamara era la primogenita del Re georgiano Giorgio III (1156-1184) e sua moglie Gurandukht. Giorgio nominò Tamara co-sovrano ed erede nel 1178, al fine di prevenire qualsiasi guerra civile dopo la sua morte, per impadronirsi del trono. Tamara quindi succedette al padre alla sua morte nel 1184. Come ogni sovrano, Tamara anche se era una donna, usava il titolo di diritto al sovrano maschio, facendosi così chiamare Re Tamara. Quando Tamara salì al trono, un gruppo di nobili, guidati dal ministro delle finanze Qutlu Arslan chiesero che il potere del Re fosse limitato da un legislatore, o Karavi. La regina rifiutò la richiesta del ministro delle finanze e lo fece arrestare, ma l’opposizione sfociò in una marcia di ribelli verso il palazzo reale. Tamara riuscì a negoziare con i ribelli e ristabilì la pace, liberando il loro capo, e concedendo solo funzioni limitate a un Karavi, accettando in parte le richieste degli insorti. Nel 1185, un gruppo di nobili georgiani organizzarono un matrimonio per Tamara, il candidato a sposarla, sarebbe stato il principe russo Yuri Bogolyubsky. Tamara accettò la proposta dei nobili e lo sposò, ma da questo matrimonio non ebbe figli. La Regina, delusa dal matrimonio per la palese immoralità del consorte, nel 1187 divorziò. Le sue attenzioni furono allora rivolte su un principe dell’Ossezia Davide Soslani, un discendente della famiglia reale georgiana dei Bagration. Il matrimonio fu celebrato nel 1188, ma Davide fu Re solo di titolo, perché di fatto Tamara era il sovrano supremo, e continuò ad essere chiamata “re dei re e regina delle regine”. Tamara dal matrimonio con Davide Soslani ebbe un maschio e una femmina, rispettivamente Giorgio IV Lasha (re di Georgia dal 1213 al 1223) e Rusudan (reggente di Georgia dal 1223 al 1245). L’ex marito di Tamara, Yuri, sì alleò con un potente gruppo di nobili georgiani e con essi organizzò due rivolte, ma nella seconda del 1191 soccombente nel tentativo di conquistare il potere. Dopo la stabilizzazione del regno, Tamara riprese la politica estera del padre, che vedeva la Georgia in guerra con i vicini stati turchi. Tamara svolse un ruolo attivo in campo militare, infatti lei stessa comandava l’esercito in battaglia. Nel 1193 l’esercito georgiano marciò su Bardav con ottimi risultati. Dopo il suo trionfale ritorno, Tamara organizzò una nuova campagna contro l’emirato di Erzerum. Al reggente dell’Azerbaigian Abu Bakr, fu dato il comando delle forze armate di una coalizione musulmana, contro la Georgia. Una battaglia fu combattuta vicino Shamkor nel 1195 e si concluse con una grande vittoria georgiana. Furono fatti numerosi prigionieri e furono sequestrate grandi quantità di bottino, tra cui lo stendardo dell’emiro, che Tamara donò all’icona della Madonna di Khakhuli. I georgiani conquistarono la città di Shamkor e le regioni limitrofe, mentre le terre occupate della dinastia Shirvanshah furono costrette al vassallaggio. Da Shamkhor l’esercito georgiano marciò poi verso Ganja. Le vittorie georgiane, allarmarono gli altri vicini stati musulmani, in particolare il Sultano d’Iconio Rukn ad-Din che iniziò dei preparativi per fare una campagna contro la Georgia, al fine di contrastare la forza militare della Georgia cristiana. Una grande battaglia fu combattuta vicino Basian nel 1203. Nonostante la netta superiorità numerica dell’esercito del sultano, si dice che avesse 400.000 soldati, l’esercito georgiano, guidato da Davide vinse e questa fu una tra le più famose vittorie della Georgia. Durante il regno di Tamara, la Georgia raggiunse l’apice della sua potenza politica, economica e culturale. Tra il 1201 e il 1203, la Georgia annetté le capitali armene di Ani e Dvin. Nel 1204, l’esercito di Tamara occupò la città di Kars. Nell’aprile del 1204, Tamara contribuì a fondare l’impero di Trebisonda, sulla riva meridionale del Mar Nero, fornendo ai nipoti bizantini, Alessio I e Davide I, un esercito, con cui conquistare questi territori, sempre appartenuti alla loro dinastia. Tra il 1208 e il 1209, i georgiani attaccarono le città di Khlat, Archesh e Ardabil, che successivamente furono annesse alla Georgia, e l’anno successivo (1210) compirono con successo una campagna contro la Persia. Nel giugno 1212, Tamara dovette affrontare un’altra ribellione contro di lei scoppiata a Pkhovi e a Didos, nella Georgia orientale. Tamara diede il comando dell’esercito al generale Ioane Mkhargrdzeli, che soffocò le rivolte nell’agosto 1212. Come gli altri monarchici medievali, Tamara svolse un ruolo attivo nella religione e nella cultura del proprio paese, facendo costruire numerose chiese ortodosse in Georgia. La Regina Tamara morì nel 1213. Dopo la sua morte fu canonizzata dalla chiesa apostolica autocefala ortodossa georgiana. Gli succedette al trono il figlio Giorgio IV Lasha. La leggenda narra che Tamara fu sepolta presso il monastero di Gelati. Tamara è attualmente il secondo nome più popolare nella repubblica della Georgia.


Cultura georgiana a Milano e Torino






SM Re Simeone di Bulgaria esempio per tutta Europa


 



Nel Comitato d'Onore della Reale Delegazione Bagrationi di Imereti di Georgia, anche l'illustre dott. Ing. Gianni Stefano Cuttica, imprenditore, scrittore, cavaliere SMOM, nella foto, insieme a Sua Maestà Re Simeone di Bulgaria. Sua Altezza Reale il Principe Irakli Bagrationi di Imereti si complimenta con la Delegata Lali Panchulidze e con il nuovo autorevole membro del Comitato d'Onore, Gianni Cuttica, ricordando la grande fratellanza che unisce i popoli europei, sopratutto quelli "fratelli", di tradizione monarchica e ortodossa, dell'Europa dell'Est.

  


Presentazione dell'Autobiografia di S. M. Simeone II di Bulgaria all’Ambasciata d’Italia a Sofia. Mercoledì 18 aprile 2018  presso l’Ambasciata d’Italia  a  Sofia  è stata presentata l'edizione italiana (Roma, Gangemi, 2017)  dell'Autobiografia di S. M. il Re Simeone II di Bulgaria (scritta con  Sébastien de Courtois) dal titolo: SIMEONE II DI BULGARIA UN DESTINO SINGOLARE. Dopo 50 anni di esilio l’unico Re divenuto Primo Ministro. L'opera è stata pubblicata originariamente in francese (Parigi, Flammarion, 2014), poi in spagnolo, ora in italiano e prossimamente  uscirà in turco. All’evento ha assistito il Re. La presentazione è stata organizzata dall’Ambasciatore d’Italia a Sofia, Stefano Baldi, in collaborazione con l’Ambasciatore del Sovrano Militare Ordine di Malta, il Collega  Camillo Zuccoli. La Sala era gremita di un folto e qualificato pubblico: autorità bulgare ed esponenti della comunità italiana in Bulgaria, nonché rappresentanti di quasi tutto il corpo diplomatico accreditato presso il governo bulgaro. Tra i presenti cito solamente il Vice Ministro degli Esteri di Bulgaria e prossimo Ambasciatore di Bulgaria in Italia, Todor Stoyanov ed il Presidente della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria  Marco Montecchi. La conversazione è stata introdotta dagli Ambasciatori Baldi e Zuccoli. Poi il Re ha spiegato i motivi che hanno ispirato la sua scelta sofferta di accettare l’incarico di Primo Ministro del Paese che lo vide Sovrano e la sua azione per portare la Bulgaria nella Unione Europea. Sono seguiti alcuni interventi da parte del pubblico. Lo scrivente ha riferito testimonianze sulla attività e sulle motivazioni che hanno sempre ispirato il Re, sia durante i cinquanta anni di esilio, sia dopo il Suo rientro in Patria, testimonianze raccolte direttamente da persone molto vicine al Sovrano per vincoli di parentela, ovvero il Langravio Maurizio d’Assia e l’Arciduca Martino d’Asburgo. L'intervento è stato molto gradito dal Re che mi ha poi ringraziato personalmente. In precedenza il Re aveva espresso allo scrivente il Suo apprezzamento per la visita e l’omaggio recato il 18 marzo 2018 da una Delegazione di Montenegrini alle Tombe dei Suoi Nonni a Vicoforte. Il Re ha dichiarato che è Sua intenzione recarsi prossimamente a Vicoforte. All'evento era presente il corrispondente dell’Agenzia ANSA, che ha diffuso un Comunicato, subito diramato dalla Segreteria dell'Ambasciatore  Zuccoli.


Georgian National Dance - Samaia